Martedì 17 marzo 2015 IV Settimana di Quaresima
di
gesuemaria
·
12 Gennaio 2021
- VANGELO (Gv 5,1-16)
All’istante quell’uomo guarì. - Dal Vangelo secondo Giovanni
Ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi
è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici. Si trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. Gesù, vedendolo giacere e
sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima
di me». Gesù gli disse: «Alzati, prendi la tua barella e cammina». E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua
barella e cominciò a camminare. Quel giorno però era un sabato. Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella». Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi
ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e
cammina”?». Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era
folla in quel luogo. Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché
non ti accada qualcosa di peggio». Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. Per
questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
Chi fa del bene in questo mondo viene prima invidiato per la sua bontà e capacità di aiutare tutti, poi viene
odiato perché dà fastidio il solo pensare all’esistenza di una persona simile. Con l’odio nascono tantissime cattiverie, soprusi, diffamazioni, infamie e iniquità commesse da quanti non conoscono l’onestà.
Gesù è stato invidiato prima e odiato poi per tutto il bene che faceva, per l’ammirazione che suscitava
la sua Persona.
“I Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato”. Tali cose non erano altro che guarigioni
di ammalati cronici, persone considerate spacciate, senza alcuna speranza di guarigione. Avrebbero dovuto
stendere tappeti dove passava il Signore, invece tramavano di continuo per annientarlo con false accuse e screditarlo senza posa.
I cristiani devono conoscere come è stato considerato Gesù, non devono temere l’attacco di chi è invidioso e
non è disponibile a fare del bene.
Dove viene compiuto il bene c’è sempre in agguato satana che cerca di fermare o almeno rallentare le opere
buone.
Nascono spesso incomprensioni e litigi per sciocchezze, mentre la preghiera allontana ogni spirito maligno e
fa ritornare la pace. Prima di compiere qualsiasi opera bisogna pregare, già prima di uscire di casa dovete chiedere umilmente a Gesù e alla Madonna di aiutarvi nei pericoli.
Chiedete all’Angelo Custode la sua assistenza e il sostegno nelle difficoltà, soprattutto la capacità di
discernere cosa fare.
Quindi, l’invidia e l’odio inseguono sempre i buoni cristiani, ma ci permettono di guadagnare grandi meriti
davanti a Dio se con la preghiera rimaniamo forti e perdoniamo, pensiamo bene di tutti e amiamo anche i nostri
nemici. I diavoli impazziscono quando sono respinti dagli effetti della nostra preghiera e quando agiamo con
umiltà e amore.
Nel mondo non c’è vero amore spirituale, anche tra i cristiani c’è molto egoismo e rimangono con questo peso perché non compiono un cammino di Fede, non lavorano nel debellare i vizi e non lottano contro le loro
sviate inclinazioni.
L’apparenza di sorrisi e di parole cordiali presenta un mondo mascherato, si muovono persone pronte a tutto
pur di non perdere l’eccellente e spesso mascherata considerazione degli altri. Scrivo questo perché ieri ho letto
le motivazioni della sentenza dell’omicidio di Garlasco, con la morte di una ragazza di 25 anni, trafitta dalla
persona che amava e di cui si fidava.
Si chiamava Chiara e come tutti gli omicidi di donne avvenuti in questi ultimi anni, noto l’assoluta vigliaccheria di uomini violenti.
Voglio trascrivere una parte delle motivazioni della sentenza che ha condannato Alberto Stasi a 16 anni di
carcere, dopo due incredibili assoluzioni, e l’intervento della Cassazione che obbligò la revisione del processo. I
genitori della ragazza adesso sanno da chi e come è stata eliminata la loro amata figlia. Dall’uomo che più amava e con cui aveva progettato il futuro.
Tutti gli omicidi sono pazzie, le uccisioni di donne perché testimoni scomode o perché diventate un
impedimento, sono esecrabili.
Qui c’è l’insensibilità di Stasi per la sua fidanzata, uno senza cuore, l’esaltata difesa dell’apparenza, di quello che la gente pensava di lui.
Riporto alcuni brani del Corriere della Sera che pubblicano le motivazioni della sentenza, per evidenziare la
dissoluzione del rispetto umano, dell’amicizia, dell’affetto sincero verso la sua fidanzata. La famiglia della ragazza uccisa meritava questa giustizia, anche se quella vera e perfetta è di Dio.
«Alberto Stasi dopo aver commesso il delitto (…) è riuscito con abilità e freddezza a riprendere in mano la
situazione, e a fronteggiarla abilmente, facendo le sole cose che potesse fare, quelle di tutti i giorni: ha acceso il computer, visionato immagini e filmati porno, ha scritto la tesi, come se nulla fosse accaduto».
Lo si legge nelle motivazioni. Secondo i giudici poi ci sarebbero stati molti errori nelle indagini sul delitto di
Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007, quando Chiara Poggi venne uccisa nella sua abitazione di via Pascoli.
Secondo i giudici della Corte d’appello di Milano la «sola vittima» della vicenda di Garlasco «è Chiara
Poggi, uccisa a 25 anni dall’uomo di cui si fidava e a cui voleva bene, che l’ha fatta definitivamente “scomparire” in fondo alle scale».
«La Corte ha preso atto delle molte criticità di alcuni degli accertamenti svolti, riconducibili a errori e negligenze anche gravi, -si legge nelle motivazioni alla sentenza- e non solo all’inesperienza degli inquirenti:
(…) ma non si può negare che in molte occasioni sia stato proprio l’imputato (personalmente e non solo) ad
indirizzare e a ritardare le indagini in modo determinante e a sé favorevole (quindi sostanzialmente fuorviante)».
Il contrasto tra l’amore gratuito donato da Gesù e l’omicidio di Chiara è infinito, ma deve fare riflettere quelle persone che spesso si ritrovano nella mente strani pensieri, che possono essere anche tentazioni, ma si devono allontanare immediatamente questi pensieri che intaccano il matrimonio, che inducono al tradimento e alla
vita libertina.
I diavoli giocano anche con i cristiani incapaci di capire la provenienza dei loro pensieri, è un dato certo che
quasi tutti li accolgono come espressione di una decisione personale, senza chiedersi la causa del pensiero e
l’effetto che potrà procurare.
Per esempio, quando un credente è in procinto di voler pregare, quindi prima ancora di decidersi, già i diavoli percepiscono la sua scelta, e gli inviano diversi pensieri per fare altro e così dimenticare di pregare. Lo allontanano dalla preghiera, lo inducono a vedere molta televisione o a perdere tempo al computer.
Gesù chiede ad ognuno di noi, come al paralitico che stava da trentotto anni ad attendere la guarigione: “Vuoi guarire?”.
Gesù ci invita ad aprire il cuore a Lui e a parlargli con sincerità, svelando i difetti da eliminare e la richiesta
del suo aiuto.
Lui ci vede pieni di sofferenze e con tanti altri problemi che neanche conosciamo, e non può intervenire perché non viene richiesto il suo intervento. L’uomo malato alla domanda rispose prontamente e con umiltà: “Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un
altro scende prima di me”.
Gesù dinanzi a questa sincera rivelazione si commosse e lo guarì immediatamente: «“Alzati, prendi la tua
barella e cammina”. E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare».
Chiediamo alla Madonna la sincera conversione del cuore e la capacità di individuare le tentazioni che arrivano alla mente.
1 Ave Maria per Padre Giulio
Novena a San Giuseppe
7° giorno
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
1) O San Giuseppe, mio protettore ed avvocato, a Te ricorro, affinché m’implori la Grazia, per la quale mi
vedi gemere e supplicare davanti a Te. (chiedere la Grazia) È vero che i presenti dispiaceri e le amarezze sono
forse il giusto castigo dei miei peccati. Riconoscendomi colpevole, dovrò per questo perdere la speranza di essere aiutato dal Signore? “Ah! No!” -mi risponde la tua grande devota Santa Teresa-. “No certo, o poveri peccatori. Rivolgetevi in qualunque bisogno, per grave che sia, alla efficace intercessione del Patriarca San Giuseppe; andate con vera Fede da Lui e resterete certamente esauditi nelle vostre domande”. Con tanta fiducia,
mi presento, quindi, davanti a Te e imploro misericordia e pietà. Deh!, per quanto puoi, o San Giuseppe prestami soccorso nelle mie tribolazioni. Supplisci alla mia mancanza e, potente come sei, fa che, ottenuta per la
tua pia intercessione la Grazia che imploro, possa ritornare al tuo altare per renderti l’omaggio della mia riconoscenza.
1 Padre Nostro – 1 Ave Maria – 1 Gloria
2) Non dimenticare, o misericordioso San Giuseppe, che nessuna persona al mondo, per grande peccatrice
che, fosse, è ricorsa a Te, rimanendo delusa nella Fede e nella speranza in Te riposte. Quante Grazie e favori hai
ottenuto agli afflitti! Ammalati, oppressi, calunniati, traditi, abbandonati, ricorrendo alla tua protezione sono
stati esauditi. Deh! non permettere, o gran Santo che io abbia ad essere il solo, fra tanti, a rimanere privo del tuo
conforto. (chiedere la Grazia) Mostrati buono e generoso anche verso di me, ed io, ringraziandoti, esalterò in te
la bontà e la misericordia del Signore.
1 Padre Nostro – 1 Ave Maria – 1 Gloria
3) O eccelso Capo della Sacra Famiglia, io Ti venero profondamente e di cuore t’invoco. Agli afflitti, che ti
hanno pregato prima di me, hai concesso conforto e pace, grazie e favori. Degnati quindi di consolare anche l’animo mio addolorato, che non trova riposo in mezzo alle ingiustizie da cui è oppresso. Tu, o sapientissimo Santo, vedi in Dio tutti i miei bisogni prima ancora che io Te li esponga con la mia preghiera. Tu dunque sai benissimo quanto mi è necessaria la Grazia che ti domando. (chiedere la Grazia) Nessun cuore umano mi può consolare; da Te spero d’essere confortato, o glorioso Santo. Se mi concedi la Grazia che con tanta insistenza io domando, prometto di diffondere la devozione verso di Te, di aiutare e sostenere le opere che, nel tuo Nome, sorgono a sollievo di tanti infelici e dei poveri morenti. O San Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà del
mio dolore!
1 Padre Nostro – 1 Ave Maria – 1 Gloria
– Prega per noi, o Beato Giuseppe.
– Perché siamo fatti degni delle promesse di Cristo.
Preghiamo:
Dio onnipotente, che nel tuo disegno di amore hai voluto affidare gli inizi della nostra redenzione alla custodia premurosa di San Giuseppe, per sua intercessione, concedi alla Chiesa la stessa fedeltà nel condurre a compimento l’opera di salvezza. Per Cristo, nostro Signore. Amen.
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“Dai loro frutti li riconoscerete” (Mt 7,16).
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