Lunedì 15 giugno 2020 XI Settimana del Tempo Ordinario

  • VANGELO (Mt 5,38-42)
    Io vi dico di non opporvi al malvagio.
  • Dal Vangelo secondo Matteo
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Avete inteso che fu detto: “Occhio per occhio”
    e “dente per dente”. Ma Io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo
    sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la
    tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu
    con lui fanne due. Dà a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le
    spalle». Parola del Signore
    Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
    Il Vangelo contiene una frase che ha fatto sbandare moltitudini di cristiani e ancora oggi
    sono tanti a non comprendere il significato di questa affermazione arrendevole e remissiva
    dinanzi a soprusi e ingiustizie. Effettivamente le parole di Gesù sono chiare: «Se uno ti dà uno
    schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli anche l’altra».
    Poco prima afferma di non opporci al malvagio ma questa affermazione è più complicata da
    capire e per molti anche da accettare.
    L’accettazione di uno schiaffo porgendo anche l’altra guancia, manda in tilt i cristiani meno
    spirituali e considerano abbastanza sottomesso questo comportamento. È vero che Gesù ha
    detto di amare i nemici, ma di prendere pure legnate con «gioia» risulta un po’ difficile.
    Per il cristiano porgere l’altra guancia non vuol dire non potersi difendere da un aggressore e
    per guancia non si intende il viso.
    Gesù non dice che non dobbiamo mai difenderci da una aggressione e di farci colpire anche
    nell’altra guancia, Egli ci insegna in queste circostanze a manifestare un comportamento
    opposto a quello dei cattivi e degli ipocriti, si tratta appunto di mostrare amore, bontà, pazienza.
    La nostra risposta deve manifestarsi durante e dopo gli attacchi dei cattivi, mentre
    veniamo offesi o per le insinuazioni che preparano un’aggressione. A questo si aggiunge
    che porgere l’altra guancia implica da parte nostra la rinuncia a qualsiasi forma di
    vendetta o attacco verso altri né di giudicarli o di meditare una rivalsa. L’amore copre
    tutto.
    Uno scontro inizia con le offese, il sarcasmo, le bugie, gli errori taciuti, spesso i violenti
    arrivano alle mani. Il cristiano deve evitare che un dialogo degeneri, diventi uno scontro, e per
    quanto possibile deve evitare di lasciarsi provocare. Non deve provocare e l’equilibrio è
    saggezza, questo esclude da parte del cristiano un’aggressione anche verbale contro chi agisce o
    si presenta come avversario.
    Spesso bisogna allontanarsi per evitare una lite, però se rimane vittima di un reato oltre a
    proteggersi deve rivolgersi alle forze dell’ordine.
    L’antico detto: «Occhio per occhio», viene rivisitato da Gesù con l’amore incondizionato
    verso chi non ci ama. Con l’occhio per occhio, l’ebreo che aveva subito un torto poteva
    rivalersi solo compiendo l’identica azione contro il suo nemico. Così si poneva un limite alla
    violenza, non potevano vendicarsi commettendo azioni delittuose.
    La legge degli antichi ebrei chiamata «legge del taglione», non era negativa e poneva limiti
    alla violenza, Gesù viene a togliere la violenza almeno alla parte che subisce cattiverie e
    soprusi. Gesù mette fine all’innescamento di un circolo vizioso in cui ognuno rende male per
    male, per cui indica nell’amore e nel perdono la risposta del cristiano.
    Porgere l’altra guancia non è, quindi, una resa stupida davanti all’aggressore o a chi
    proferisce parole cattive, si tratta di porgere amorevolezza, i buoni sentimenti che
    portiamo in noi, mentre l’altro ci offende con prepotenza e superbia, ci colpisce con insulti
    e il nostro l’onore viene infangato.
    Dinanzi alla violenza di chi aggredisce con schiaffi e pugni, la reazione immediata è di
    bloccare le mani alla persona violenta. La sacralità della propria vita viene sopra tutto e si deve
    ricorrere alla difesa per bloccare l’aggressione di chi aggredisce. Qui noi blocchiamo chi usa
    violenza ma continuiamo a porgere l’altra guancia, quella buona e mite, non vendicativa. In noi
    non c’è mai «occhio per occhio».
    Nel Catechismo della Chiesa (1992) troviamo la completa e ufficiale spiegazione della
    legittima difesa della propria vita (nn. 2263-2265).
    «La legittima difesa delle persone e delle società non costituisce un’eccezione alla
    proibizione di uccidere l’innocente, uccisione in cui consiste l’omicidio volontario. “Dalla
    difesa personale possono seguire due effetti, il primo dei quali è la conservazione della
    propria vita; mentre l’altro è l’uccisione dell’attentatore”.
    “Nulla impedisce che vi siano due effetti di uno stesso atto, dei quali uno sia intenzionale e
    l’altro preterintenzionale”.
    L’amore verso se stessi resta un principio fondamentale della moralità. È quindi legittimo
    far rispettare il proprio diritto alla vita. Chi difende la propria vita non si rende colpevole di
    omicidio anche se è costretto a infliggere al suo aggressore un colpo mortale.
    Se uno nel difendere la propria vita usa maggior violenza del necessario, il suo atto è
    illecito.
    Se invece reagisce con moderazione, allora la difesa è lecita […]. E non è necessario per la
    salvezza dell’anima che uno rinunzi alla legittima difesa per evitare l’uccisione di altri:
    poiché un uomo è tenuto di più a provvedere alla propria vita che alla vita altrui.
    La legittima difesa, oltre che un diritto, può essere anche un grave dovere, per chi è
    responsabile della vita di altri.
    La difesa del bene comune esige che si ponga l’ingiusto aggressore in stato di non
    nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell’autorità hanno il diritto di usare anche le
    armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità».
    Questo è l’insegnamento della Chiesa, quello ispirato dallo Spirito Santo e non le corbellerie
    che alcuni sostengono quando parlano nel Nome di Gesù Cristo. È evidente che la Chiesa non
    vuole la violenza ma l’uomo innocente ha il diritto di difesa della propria vita.
    Quelli che attaccano la legittima difesa, dovrebbero vivere in una casa parrocchiale e non al
    riparo di muri alti dieci metri, altri dovrebbero utilizzare i mezzi pubblici e non la scorta con
    uomini armati, così vale anche per i radical chic, vuoti di saggezza e verità, premurosi
    nell’ostentare i loro beni, per dire che qualcosa di valore lo posseggono.
    Dinanzi al malvagio e a quanti utilizzano atteggiamenti superbi, ipocriti, diffamatori, il
    cristiano deve mostrare un volto diverso dal loro, deve porgere la guancia della bontà,
    diversa dalla loro che è cattiva e violenta. Si tratta di mostrare un volto buono, mostrarci
    buoni, miti, umili verso chi è cattivo e malvagio, ma sempre pronti a far valere i propri diritti.
    Si comprende molto bene che noi veri seguaci di Cristo non siamo stupidi né deboli.
    Noi non usiamo mai violenza e cerchiamo di sdrammatizzare, non ci vendichiamo dinanzi
    chi ci diffama e invia maledizioni. Vogliamo riportare la pace nei cuori induriti dal Male. Ecco
    come trionfa l’amore del cristiano dinanzi alla cattiveria dei malvagi. Noi perdoniamo tutti
    anche solo nel nostro cuore, se non possiamo manifestarlo di presenza.
    Per concludere, il cristiano deve sempre difendersi quando la sua vita o quella degli altri
    familiari o di altri di cui è responsabile, è in pericolo.
    1 Ave Maria per Padre Giulio
    P.S.= Vi invito a recitare questa breve preghiera per una mia intenzione.
    “O Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli, a Te che hai ricevuto da Dio la
    missione di schiacciare la testa di satana, io chiedo umilmente di mandare legioni celesti,
    perché al tuo cospetto inseguano i demoni, li combattano, reprimano la loro audacia, liberino
    da ogni male e li respingano nell’abisso. Amen”

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