Venerdì 9 maggio 2014 3ª Settimana di Pasqua
di
gesuemaria
·
14 Gennaio 2021
- VANGELO (Gv 6,52-59)
La mia Carne è vero cibo e il mio Sangue vera bevanda. - Dal Vangelo secondo Giovanni
In quel tempo, i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può Costui darci la sua Carne da
mangiare?». Gesù disse loro: «In verità, in verità Io vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell’Uomo e
non bevete il suo Sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia Carne e beve il mio Sangue ha la vita eterna e Io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia Carne è vero cibo e il mio Sangue vera bevanda. Chi
mangia la mia Carne e beve il mio Sangue rimane in me e Io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato
me e Io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il Pane disceso dal Cielo; non
è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo Pane vivrà in eterno». Gesù disse queste
cose, insegnando nella sinagoga a Cafàrnao. Parola del Signore
Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
L’indignazione dei giudei verso Gesù che parla dell’Eucaristia, ricorda la reazione di molti cristiani di oggi,
così lontani da Gesù da non sentire alcuna necessità di partecipare alla Messa. Ma questo è ancora poco, se si
considera che molti irridono l’Eucaristia sia con l’indifferenza ricercata sia con la profanazione. Sono convinti
che dell’Eucaristia se ne può fare a meno, infatti loro non considerano la Divinità dell’Eucaristia e vivono ignorandola.
Il distacco dall’Eucaristia è sempre graduale e incessante in molti cristiani, non è una scelta compiuta dietro ragionamenti logici. Non c’è una decisione convinta che cambia la spiritualità, è un percorso a ritroso lento e inesorabile, causato dalla poca preghiera, dal distacco dai Sacramenti, dalla vita dissipata e dissoluta, dalla scelta deliberata del peccato grave. È una discesa dolce, sempre più in basso e nessuno dei credenti se ne rende conto.
Le nuove abitudini gratificanti causati dalla vita dissipata, portano alla perdita della Grazia e del fervore. L’anima si spegne.
Tutti i Sacramenti conferiscono la Grazia santificante a coloro che non frappongono ostacolo. Questa Grazia
è «il dono dello Spirito che ci giustifica e ci santifica» (Catechismo, 2003). Inoltre i Sacramenti conferiscono la
Grazia sacramentale, che è la Grazia «propria di ciascun Sacramento» (Catechismo, 1129): un aiuto divino per
ottenere il fine di quel Sacramento.
Non solo riceviamo la Grazia santificante, ma lo stesso Spirito Santo. «Per mezzo dei Sacramenti della
Chiesa, Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito, Santo e santificatore» (Catechismo, 739). Il
frutto della vita sacramentale è che lo Spirito Santo deifica i fedeli unendoli vitalmente a Cristo (cfr. Catechismo, 1129).
Cosa sarebbe allora la Chiesa senza l’Eucaristia? Da dove e per mezzo di cosa i cristiani autentici attingono
la forza per andare avanti, superare prove dolorose e resistere alle tempeste delle cattiverie? Dall’Eucaristia.
L’adorazione davanti al Tabernacolo favorisce il nostro cambiamento interiore che si riversa naturalmente
nella vita esteriore, perché soprattutto la contemplazione intenzionale e amorosa dell’Eucaristia ci trasforma.
È importante ricevere l’Eucaristia nella Messa, ma se il credente è tiepido, senza fervore, la Grazia che si riceve è sempre minima o niente. Molti prendono la Comunione ma non avvertono nessun cambiamento interiore, questo è dovuto alla poca preparazione alla Messa, le dissipazioni portate all’interno della Messa con il cuore
lontano dal Sacrificio Eucaristico che avviene sull’altare.
È cosa grande mangiare l’Eucaristia, vero Corpo e Sangue di Gesù, ma senza fervore non avviene l’incontro con Lui.
Lo stesso vale per l’adorazione dell’Eucaristia, se non ci si pone davanti al Tabernacolo con spirito raccolto e
il vivo desiderio di ringraziare, lodare, adorare, parlare con Gesù, è tempo sprecato. Anche perché senza questo
fervore, poco dopo ci si allontana in quanto annoiati e stanchi.
Ciò che cambia è la retta intenzione: a Messa in molti casi si và per abitudine, non si vive come un incontro
con Gesù e non si desidera parlargli aprendo il proprio cuore. Invece andare davanti al Tabernacolo per adorare
l’Eucaristia in un clima di silenzio e concentrazione, è una scelta personale e viene compiuta facendosi anche
violenza interiore.
Andare a Messa è più immediato, si và per un’ora circa e si assiste (senza partecipare interiormente…), ci si
distrae in un clima di festa. Questo avviene ai credenti poco innamorati di Gesù e spero che nessuno di voi che
leggete si trovi in questo stato di tiepidezza, ma anche se fosse c’è sempre la possibilità di migliorare rapidamente.
L’impegno della Messa viene visto dai credenti tiepidi come un impegno fugace e un diversivo, non ha nulla
a che fare con l’adorazione dell’Eucaristia, qui deve esserci il fervore già nella decisione di andare in Chiesa e
fare silenzio, concentrarsi e raccogliersi. Forse da soli o con pochi altri, silenziosi e raccolti. Fare questa adorazione comporta una dolce violenza, ed è quello che hanno fatto tutti i Santi, essi trascorrevano ore ogni giorno
davanti al Tabernacolo.
Oggi l’adorazione dell’Eucaristia in larga parte è scomparsa, si vede anche dalla mancanza dei frutti
spirituali in molti cristiani.
Se tutte le parrocchie ritornassero all’adorazione dell’Eucaristia, se dessero a Gesù ciò che merita in un clima
di grande spiritualità, il mondo cambierebbe e i diavoli sarebbero tutti sconfitti. La crisi più profonda che sta
vivendo la Chiesa dalla sua fondazione, è causata dall’indifferenza verso l’Eucaristia. Non si rendono conto che
i più grandi miracoli avvengono nella Messa e durante l’adorazione dell’Eucaristia.
La guarigione dalle malattie fisiche e morali, la liberazione dai disturbi satanici, sono facilitati dall’adorazione di Gesù Eucaristia.
1 Ave Maria per Padre Giulio
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