Martedì 28 aprile 2020 III Settimana di Pasqua

  • VANGELO (Gv 6,30-35)
    Non Mosè, ma il Padre mio vi dà il pane dal cielo.
  • Dal Vangelo secondo Giovanni
    In quel tempo, la folla disse a Gesù: «Quale segno Tu compi perché vediamo e Ti crediamo?
    Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede
    loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità Io vi dico: non è
    Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero.
    Infatti il pane di Dio è Colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo». Allora gli dissero:
    «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il Pane della vita; chi viene a
    Me non avrà fame e chi crede in Me non avrà sete, mai!». Parola del Signore
    Commento di Padre Giulio Maria Scozzaro
    La folla che domandava un segno a Gesù, era composta da persone con convincimenti ancora
    disordinati e non molti riuscivano ad accettare pienamente la predicazione del Signore. Non
    poteva essere compreso da quanti non avevano alcuna intenzione di rinnegare le loro opinioni,
    formulate seguendo idee prive di fondamento.
    Molte volte spinti da una certa sicurezza o da preconcetti infondati si crede o non crede
    a qualcosa o a qualcuno, si valuta una persona senza conoscerla, senza sapere le ragioni
    che la fanno agire in un determinato modo. Spesso con molta leggerezza si condanna o si
    assolve fidandosi solo della propria opinione, senza alcun supporto.
    L’interpretazione soggettiva priva di riscontri conduce al giudizio e non è un aiuto per la
    propria spiritualità, le conseguenze sono sempre disastrose. Il giudizio temerario rimane interno
    alla persona e avviene quando pensa male degli altri senza alcuna prova.
    È un peccato grave e un danno che ricade soprattutto su chi ha pensieri malevoli sugli altri.
    Si inizia con la maldicenza che arreca inevitabilmente danni alla dignità altrui, poi si cade
    facilmente nel giudizio temerario, vizio pericoloso oramai divenuto comune, perché si passa
    con tutta facilità a giudicare e a sentenziare sulle azioni altrui senza possedere alcun riscontro.
    Sono diffamazioni dettate dalla mente fuori controllo.
    Non sono mai giudizi temerari quei semplici pensieri e quei sospetti involontari che vengono
    in mente contro qualcuno, quasi senza farci caso, e che vorremmo che non ci venissero. Una
    cosa sono i pensieri che si presentano senza volerli e che si allontanano subito, altra cosa è
    accoglierli e convincersene, anche senza alcuna prova.
    »Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola
    che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole:
  • di giudizio temerario colui che, anche solo tacitamente, ammette come vera, senza
    sufficiente fondamento, una colpa morale nel prossimo;
  • di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le
    mancanze altrui a persone che li ignorano;
  • di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli
    altri e dà occasione a giudizi erronei sul loro conto.
    Per evitare il giudizio temerario, ciascuno cercherà di interpretare, per quanto è possibile,
    in un senso favorevole i pensieri, le parole e le azioni del suo prossimo» (CCC 2477-2478).
    Questa spiegazione che troviamo nel Catechismo del 1992 è la sintesi di questo dannoso
    atteggiamento ed è un ostacolo da superare.
    Spesso la rabbia infiamma e prevale sull’amore, anche l’invidia spinge a giudicare. Anche se
    il sospetto non è un giudizio, si sospetta quando c’è una naturale inclinazione a credere in modo
    negativo. È diverso dal giudizio che viene espresso o pensato anche da chi è buono ma ritiene
    una cosa per certa e indubitata senza avere alcuna prova.
    Quindi, è sbagliato giudicare male decisamente, senza giusto motivo, mentre se vi
    fossero dei gravi motivi, indizi gravi e forti, allora il nostro giudizio non sarebbe più
    temerario, sebbene anche in questo caso sarebbe molto meglio sospendere ogni giudizio e
    coprire ogni cosa col manto della carità. La rettitudine spinge a parlare solo nelle
    necessità.
    Si può parlare senza cadere nel giudizio per aiutare chi non conosce le opere malvagie e
    comprovate dei cattivi.
    La retta intenzione deve sempre guidare i nostri pensieri e prevalere sulle debolezze.
    I giudizi temerari si evitano innanzitutto con la purificazione dell’immaginazione, che và
    insieme allo spirito di conversione e di rinascita spirituale del cristiano. A questa
    determinazione si arriva pregando molto, chiedendo la purezza d’intenzione.
    La rettitudine è una perla nel cristiano e traspare dalle sue parole, dai suoi comportamenti, da
    tutta la sua persona.
    L’intenzione è retta quando Gesù Cristo è il fine e il motivo di tutte le nostre azioni. La
    purezza d’intenzione non è altro che presenza di Dio, è Dio nostro Signore presente in tutte le
    nostre intenzioni, anche senza pensare a Lui.
    Se il cristiano Lo mette al centro della sua vita, Gesù è sempre presente nella sua mente e nel
    suo cuore. Gesù vuole fare parte della nostra vita, non vuole essere considerato un estraneo
    anche se la debolezza umana e la mancata riflessione Lo fanno considerare tale.
    Alle tentazioni bisogna resistere e con lucido impegno si deve pensare bene di tutti. Le
    tentazioni vanno combattute con la preghiera.
    Dio aiuta i puri di cuore, chi lo merita e si inserisce in un cammino di Fede dove ci sono
    innanzitutto l’umiltà e la perdita dell’orgoglio.
    È vero che Dio «fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i
    giusti e sopra gli ingiusti» (Mt 5,45), però i malvagi e gli ingiusti non possono illudersi di
    meritare gli aiuti di Dio vivendo nel Male, compiendo opere disoneste.
    Gesù si presenta come il vero Pane che toglie ogni fame dell’ambizione, del voler
    possedere molto, della fissazione di apparire ciò che non si è, della superbia della vita così
    sottile e incomprensibile anche per alcuni che pregano senza conoscere realmente la loro
    vita interiore.
    La vicinanza a Gesù ci permette di conoscerci e diventare migliori giorno dopo giorno
    nel suo Amore.
    1 Ave Maria per Padre Giulio
    P.S.= Vi invito a recitare questa breve preghiera per una mia intenzione.
    “O Augusta Regina del Cielo e Sovrana degli Angeli, a Te che hai ricevuto da Dio la
    missione di schiacciare la testa di satana, io chiedo umilmente di mandare legioni celesti,
    perché al tuo cospetto inseguano i demoni, li combattano, reprimano la loro audacia, liberino
    da ogni male e li respingano nell’abisso. Amen”.

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